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Non vogliamo il ciclo del cloro a Marghera

Lettera inviata alla GITA, società in trattative per l’acquisto (e potenziale riavvio) di Vinyls a Porto Marghera.

Alla GITA HOLDING e a VINYLS GROUP

PERCHE’ NON VOGLIAMO CHE RIPARTA IL CICLO DEL CLORO A MARGHERA

A voi che state per mettere piede nel Petrolchimico di Marghera inviamo questa lettera per informarvi che non siete i benvenuti per tutti . Nel 2006  i cittadini del comune di Venezia hanno indicato chiaramente a grande maggioranza (l’80 % dei votanti di quel sondaggio/referendum tenuto a luglio) che NON vogliono la permanenza del ciclo del cloro a Marghera per la sua pericolosità sanitaria e ambientale.

–        Siamo convinti e ribadiamo fortemente l’obbligo morale, sociale, politico e costituzionale da parte dei datori di lavoro privati e pubblici di salvaguardare i posti di lavoro per i lavoratori di Marghera. Le forze istituzionali, industriali e finanziarie debbono proporre alternative alla situazione attuale partendo dagli investimenti nelle bonifiche, nella logistica, nelle energie rinnovabili, nella chimica verde (plastiche biodegradabili), ecc., e utilizzando ovviamente gli ammortizzatori sociali. Troppo tempo, addirittura decenni,  si è già perso per mantenere l’esistente mentre in altre situazioni nazionali e internazionali si è riusciti a guardare al futuro e cambiare produzioni. Con la chiusura del ciclo del cloro non è in pericolo la chimica italiana e neppure tutti gli impianti chimici di Marghera (non chiuderebbero cracking, raffineria, Crion, ecc) come qualcuno vuol fare apparire. Per Fiat e Alitalia si riesce a  garantire la riconversione di migliaia di esuberi, qui a Marghera sarebbero 200 persone.

–        Per garantire questo lavoro del ciclo del cloro a 200 persone si mette a rischio la sicurezza di un’area circostante con 300.000 persone residenti più migliaia di turisti al giorno da tutto il mondo. Infatti:

* gli impianti sono fermi da un anno e mezzo e la fase di riavvio sarebbe oltremodo pericolosa per il deteriorarsi delle strutture (Bophal insegna)

* senza l’impianto del cloro-soda, ormai smontato, fino all’avvio del nuovo impianto dovrebbero arrivare navi di dicloroetano (infiammabile, esplosivo e cancerogeno) al porto e sarebbe necessaria una VIA e una Valutazione dei rischi di incidente rilevante per le enormi quantità in gioco con il nuovo cloro-soda; ci sarebbe inoltre un serbatoio di 400 tonnellate di cloro esposto ad attentati ed incidenti

* gli impianti del CVM e PVC a valle del cloro soda hanno 40 anni, sono obsoleti, hanno già avuto incidenti rilevanti negli ultimi 10 anni con fughe di gas cancerogeni e tossici e ci sarebbero enormi serbatoi di stoccaggio di CVM (cancerogeno). Continuerebbe poi l’emissione quotidiana di “piccole“ (?) quantità di cancerogeni autorizzati che, sommandosi giorno per giorno, causano effetti gravissimi sulla salute pubblica

–        l’area a bordo laguna è stata destinata dalla pianificazione regionale ad altre attività e tutti sono concordi per una riconversione industriale della zona privilegiando attività ecocompatibili o creando aree verdi, come previsto dal Piano regolatore di Marghera, a destra del ponte della Libertà specularmente al parco di S.Giuliano

–        dal punto di vista economico-commerciale è una follia credere di riavviare qui gli impianti se non dimezzando i lavoratori e riducendo le spese di manutenzione e sicurezza, imponendo un modello “cinese”, perchè :

* se una multinazionale come Ineos ha deciso che è antieconomico produrre qui, se Vinyls Italia non è riuscita a ripartire, se gli arabi di Ramco hanno deciso di ritirarsi, se 2 concorrenti su 3 dell’ultimo bando hanno detto che è impensabile far ripartire Marghera, qualche problema deve esserci!

* esiste una crisi mondiale del mercato del PVC (dato che è anche difficile smaltirlo perchè produce CVM e diossine e si sono diffusi i “comuni depivicizzati” che boicottano questo prodotto) e il suo prezzo è crollato. Inoltre cresce la concorrenza del PVC prodotto in paesi come la Cina e l’India che occupano sempre più spazi nel mercato globale

* dopo la fermata dell’impianto di Marghera sono stati persi i clienti che si sono già ovviamente rivolti ad altri fornitori, come si pensa di recuperare fette di mercato? Abbassare il prezzo sarebbe  impossibile per i costi di produzione a Marghera

* Marghera non ha più una sezione di ricerca che aggiorni i prodotti, le tecniche produttive, le applicazioni del PVC per cui è destinata a morire a breve termine per mancanza di innovazione

* il sogno del business con una centrale turbogas da 400 MW è una chimera perchè a Marghera si produce già molta più energia elettrica del necessario e si alimenta tutto il Veneto. Con la crisi attuale sono fermi perfino gli impianti esistenti. Inoltre l’inquinamento dell’aria nella nostra area per un centinaio di giorni all’anno è fuori limite per le polveri fini causa di malattie polmonari gravissime e una nuova turbogas accrescerebbe ancora l’inquinamento con ossidi di azoto e polveri fini secondarie.

–        esistono molti altri problemi per gli impianti di Marghera :

* qualsiasi intervento anche di piccola miglioria implica costi di bonifiche elevatissimi, il rifacimento del nuovo cloro soda risentirà di questi costi extra

* gli impianti DL1-2 che producono dicloroetano dal cloro e che sono stati in pratica raddoppiati come produzione nel 2007 attendono ancora una sentenza del TAR per un ricorso delle associazioni ambientaliste per l’incomprensibile e illegittimo non assoggettamento a VIA del potenziamento produttivo

* il bilanciamento del CVM e PVC, cioè il potenziamento produttivo di questi reparti, attende ancora una sentenza del TAR per il ricorso delle associazioni ambientaliste per una illegittima e irrituale autorizzazione di VIA concessa dal Consiglio dei Ministri senza parere del Ministero ambiente e senza presentazione al pubblico del nuovo assetto impiantistico

* in ottobre 2005 la delibera del presidente della Regione che autorizzava l’ammodernamento del cloro soda stabiliva il 31.12.2015 come  limite temporale per la presenza della chimica del cloro a Marghera

* continuano purtroppo le cause civili e penali di singoli lavoratori contro le esposizioni ai cancerogeni CVM e DCE  nei reparti di Marghera, un inesorabile stillicidio di malattie e morti dopo il processo tenutosi anni fa a Mestre conclusosi con la condanna delle multinazionali gestrici degli impianti.  Vi consigliamo di leggere “Processo a Marghera” edizioni Nuovedimensioni e “La fabbrica dei veleni“ di F. Casson. Diventando proprietari di quegli impianti rischiate il coinvolgimento in questi processi

* troppi sono stati gli incidenti nel ciclo del cloro negli ultimi 10 anni con fughe di gas (la più consistente addirittura nel luglio 2006), perdite, incendi e ogni volta sono scattati indagini, processi penali, sanzioni, condanne. Su questo sappiamo che Medicina Democratica vi ha già inviato il Diario degli incidenti. Sono tutti segnali che il rischio di incidente rilevante esiste e cresce con l’invecchiamento degli impianti.

Riteniamo che l’acquisizione a scopi speculativi per ricevere contributi pubblici e poi speculare sulle aree sia immorale e ingiustificabile e questa sembra l’ipotesi più plausibile per l’acquisto del ciclo del cloro da parte di una multinazionale come la Gita che è impegnata praticamente solo nel settore delle centrali elettriche. Si sposterebbe in avanti di qualche anno la data di una riconversione che sarà inevitabile per motivi impiantistici, tecnologici, economici e di sicurezza.

Riteniamo folle ambientalmente e per la sicurezza dell’area che qualcuno intenda riavviare il ciclo del cloro per continuare produzioni nocive e cancerogene a ridosso di un’area densamente abitata, sotto il cono di atterraggio di Tessera, sul bordo di una laguna unica al mondo e dove molto si è già dato in termini di morti e malattie (la nostra area ha record nazionali di tumori delle vie respiratorie).

Noi continueremo la nostra battaglia per la riconversione di Marghera che salvaguardi anche l’occupazione perché salute e ambiente e lavoro debbono e possono convivere. Venezia è un patrimonio dell’umanità e non si può metterla a rischio per una speculazione che si fa scudo della presunta  salvaguardia di pochi posti di lavoro.

Assemblea permanente contro il rischio chimico

Associazione Gabriele Bortolozzo

Italia Nostra di Venezia

Ecoistituto A.Langer

Ambiente Venezia

Medicina democratica nazionale

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