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Commento sullo “Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento”

COMUNICATO STAMPA ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO MARGHERA

L’indagine epidemiologica promossa del Ministero della salute sul sito di Marghera evidenzia, conferendo forma e sostanza, quello che si può considerare un “massacro” perpetuato per decenni dalle multinazionali della chimica sulla pelle di migliaia di abitanti di questo territorio.

L’indagine traduce in numeri (impressionanti per la differenza rispetto alla media nazionale) la sofferenza, la precarietà sanitaria, il dolore provato negli anni nei riguardi di amici, parenti e conoscenti che abbiamo visto ammalarsi e morire per essere stati a contatto, per lavoro o perché residenti, con l’inquinamento di Porto Marghera.

L’indagine però conferma che la richiesta formulata da decine di migliaia di cittadini tramite la consultazione popolare sul ciclo del cloro, che chiedeva la chiusura delle produzioni più inquinanti e la riconversione eco-compatibile dell’industria di Porto Marghera, era giusta.

Come abitanti di Marghera-Mestre-Venezia invitiamo perciò gli amministratori locali e nazionali a leggere questa indagine affinchè si rendano conto che l’emergenza sanitaria non è finita, perché la latenza di molte malattie è decennale e perciò, anche per i prossimi anni, dobbiamo prepararci  a fronteggiare quella che può essere definita una emergenza sanitaria.

Oltre a questo problema bisogna cominciare a prendere in considerazione la situazione del territorio perché, anche se molte fabbriche sono state chiuse e il sistema produttivo a Porto Marghera sta radicalmente cambiando, il suolo è ormai compromesso da decenni di sversamenti incontrollati e da discariche, abusive o autorizzate, dentro e fuori il perimetro della penisola della chimica.

Al Ministro dell’Ambiente chiediamo pertanto di accelerare la soluzione della questione delle bonifiche, sapendo che l’aspetto del reperimento delle risorse è fondamentale per mandare avanti i tanti progetti che sono stati elaborati per il recupero delle aree di Porto Marghera.

Alla Regione Veneto, alla Provincia e al Comune di Venezia chiediamo di non considerare la riconversione di Porto Marghera esclusivamente come un’opportunità per l’Autorità Portuale di sviluppare attività legate solo al settore della logistica (non vogliamo infatti che alla mono-cultura della chimica si sostituisca la mono-cultura della logistica), ma di orientare il proprio impegno alla realizzazione di un’area bonificata e produttivamente diversificata, che utilizzi processi più eco-compatibili e nella quale, magari, possano trovare spazio anche strutture per servizi utili alla città.

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