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Padova, salgono i casi di sclerosi multipla nelle zone più inquinate. Ne parliamo?

di Patrizia Gentilini, Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde e Medicina Democratica
Articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il 12 febbraio 2018 nella sezione AMBIENTE & VELENI

In questi giorni è comparso sulla stampa veneta un articolo sulla diffusione della sclerosi multipla in provincia di Padova rimasto purtroppo confinato nei media locali, ma che viceversa offre spunti di grande interesse per tutti. Nell’articolo si riportano i dati del Centro regionale ad alta specializzazione dedicato a tale patologia diretto dal professor Paolo Gallo, ed emerge che nel territorio indagato i casi di sclerosi multipla sono in preoccupante aumento.

I dati sono stati raccolti con il contributo delle Neurologie dell’ospedale Sant’Antonio di Padova e degli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco e Monselice. L’incidenza della sclerosi multipla è passata da 0,9 nuovi casi l’anno ogni 100mila abitanti negli anni Sessanta, a 6,5 casi nel 2015, mantenendo costante la differenza di genere che vede le donne più colpite degli uomini (7,9 contro 4,1). I malati sono passati in 50 anni da 16 ogni 100mila abitanti a 182, aumentando di 11,4 volte, con costi sociali ed assistenziali elevatissimi. Come affermato dal professor Gallo il costo medio di un paziente è di circa 40mila euro l’anno e dato che si stima che i malati in Italia siano oltre centomila, se ne deduce che la malattia costa allo Stato circa 4 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil.

Nell’indagine padovana tutti i casi sono stati georeferenziati e, tramite satellite in grado di monitorare il PM2.5 con la collaborazione del Cnr e del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, è stato possibile sovrapporre la mappa dell’inquinamento da PM 2.5 con la distribuzione dei pazienti. Si è così evidenziato che nelle aree dove l’inquinamento atmosferico è maggiore c’è anche il maggior numero di malati. Questo dato non è che una ulteriore conferma dei rischi per la salute rappresentati dalla cattiva qualità dell’aria, problema come ben noto originato dai processi di combustione e specie in questa stagione ricorrente.

Tuttavia, per quanto annoso, tale problema è ben lungi dall’essere risolto visto che sono circa 60.000 le morti premature che ogni anno si registrano in seguito ad esso. E se gli effetti a carico del sistema cardiocircolatorio e respiratorio sono fra i primi ad essere stati studiati, quelli al sistema nervoso – specie in via di sviluppo – sono sempre più documentati. In questa recentissima revisione, studi condotti in varie parti del mondo (Usa, Polonia, Cina, Spagna, Italia, Corea) confermano che per esposizione ad alcuni comuni inquinanti dell’aria (Idrocarburi Policiclici aromatici IPA, PM2,5, PM10, NO2, NOx) negli adulti si registra incremento della demenza, della depressione, alterazioni della memoria e Parkinson e nei bambini alterazioni del comportamento e dello sviluppo cerebrale, diminuzione del quoziente intellettivo, aumento del deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), riduzione della sostanza bianca dell’emisfero sinistro e della BDFN (brain-derived neurotrophic factor), fondamentale fattore protettivo dello sviluppo cerebrale.

E dovrebbe destare allarme il pericoloso aumento dei disturbi del linguaggio che si segnala in Italia, ma sulle cui cause non sembra ci si interroghi in modo adeguato.

I motivi di preoccupazione sono più che fondati anche perché a tali rischi se ne aggiungono altri quali malformazioni cardiache, infertilità, abortività spontanea, diabete, patologie tutte in drammatico aumento e gravate da alti costi umani e sociali. D’altro canto aumentano anche le evidenze che ad un miglioramento della qualità dell’aria si associano rapidamente benefici per la salute quali la diminuzione di pericolosi inquinanti nel cordone ombelicale e migliori performance neurocognitive nei nati dopo chiusura di centrale a carbone in Cina o miglioramento della funzione polmonare e riduzione dell’asma in bambini in California in seguito a riduzione di PM2,5, PM10 e biossido di azoto.

Queste tematiche dovrebbero essere centrali nel dibattito politico, ma purtroppo così non è anche perché nell’opinione pubblica non vi è ancora la percezione precisa dell’incombente crisi ambientale, climatica e quindi della salute. A questo proposito si è recentemente levata anche la voce autorevole di Vincenzo Balzani che, unitamente ad altri scienziati, ha richiamato l’urgente necessità di “ridurre i consumi energetici e utilizzare le fonti rinnovabili, perché solo la seconda soluzione, oggi matura e perseguibile, può farci uscire dalla crisi ambientale, sociale ed economica”. Come è possibile continuare a non capirlo e quindi a non agire di conseguenza?

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