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PUNTI QUALIFICANTI PER IL PIANO RIFIUTI SPECIALI VENETO

di Franco Rigosi

Un Piano Regionale Rifiuti Speciali atteso da anni da fine anni 80 è sul binario di partenza,è un treno un bel po’ in ritardo, ma come Regioni non siamo soli in questi ritardi e chi ha prodotto qualcosa ha fatto per lo più elenco di principi, di buone intenzioni oltre che la foto dell’esistente come quantità, tipologia rifiuti e impianti. Giustamente questo piano non è come PRRUrbani che dà numero di impianti da fare e loro localizzazione, perchè i privati qui hanno libertà di mercato. Il PRRS deve dare allora indirizzi, ma anche  vincoli per far rispettare questi indirizzi con interventi fiscali, limiti ambientali e fondi per premiare i virtuosi e contribuire a dirigere la ricerca, coordinando gli enti del territorio.

Vediamo alcuni punti fermi imprescindibili per un piano che vorremmo

–        Vanno ripresi i principi della comunità europea privilegiando riduzione rifiuti, riuso e riciclo, cioè recupero di materia . La Comunità europea ha posto come obiettivi per gli stati membri la riduzione di rifiuti speciali da smaltire del 20 % entro il 2010 rispetto alle quantità prodotte nel 2000 e del 50 % entro il 2050, mentre per quelli pericolosi gli obiettivi sono riduzione dei volumi dei rifiuti prodotti del 20 % entro il 2010 sempre rispetto ai valori del 2000 e del 50 % entro il 2020. Questi obiettivi vanno posti anche a livello regionale

–        anche per i RS va ribadito il principio di prossimità rispetto a quello di economicità pura. Anche la CE lo indica come principio di fondo in tutti i settori del rifiuto. Infatti per fare confronti corretti nelle scelte per smaltire bisogna tener conto degli aggravi ambientali, sociali, sanitari ( rischi incidente col trasporto, produzione CO2 e inquinanti dell’aria , consumi combustibili,ecc) cioè i costi ora in gran parte esternalizzati scaricati sulla società, bisogna fare un bilancio complessivo corretto. Ma questo della prossimità è una scelta difficilmente imponibile alle aziende e controllabile  ,non rispettarla implica una non conformità nei sistemi di gestione ambientale aziendali, un po’ poco per vincolarli

–        ormai le discariche sono il passato dello smaltimento RS per le tasse imposte per lo smaltimento e i contributi agli enti locali,  nel 95 in Veneto 4760000 t/a di RS andavano in discarica, nel 2008 erano già solo 1500000 . Analogamente bisogna fare con l’altro filone di smaltimento molto  impattante : gli inceneritori. Questi vivono solo per il falso vantaggio dato dai contributi cip6 o certificati verdi presi dalle nostre bollette per le fonti energetiche rinnovabili , basta togliere questo contributo questa droga che falsa la gara in partenza e la regione può fissare una tassa sull’incenerimento, non solo qui ma può farlo anche per RU e impianti a biomasse “non indigene”che trattano olio di palma o di colza o il cippato sloveno , una tassa esattamente pari al contributo previsto dal governo . Visto che su molte cose non si riescono a modificare le leggi nazionali bisogna agire con interventi regionali come esemplificherò anche più oltre, che anticipino le linee europee e nazionali. Così si faranno solo impianti realmente utili e si sfrutteranno tutte le risorse come ad es le acque calde degli inceneritori che ora vengono sprecate, tanto i guadagni coi contributi pubblici sull’energia elettrica sono esorbitanti. La tassazione dell’incenerimento c’è già in molti stati europei, Austria, Danimarca,  Belgio. Sono disincentivi per questo tipo di smaltimento Nessuno invece in Europa dà i contributi per le energie rinnovabili agli incenerritori. Poi l’altra arma su cui lavorare è l’abbassamento dei limiti alle emissioni rispetto ai limiti nazionali, la nostra regione è già in emergenza ambientale per la cattiva qualità dell’aria, per cui aggiungere altri impianti di incenerimento vuol dire aggravare ulteriormente. Per questo giuridicamente e legalmente si possono pretendere limiti regionali più restrittivi e scoraggiare gli impianti di questo tipo. La legge consente limiti più restrittivi di quelli nazionali non più permissivi. Limitando gli inceneritori si potranno così concentrare gli sforzi sul terzo pilastro dello smaltimento riduzione e riciclo dei rifiuti

–        nella valutazione di nuovi impianti va applicata la VIS (Valutazione di impatto sanitario) per i costi sanitari che già la legislazione europea sta inserendo nelle VIA ed anche  la valutazione dei costi delle altre  esternalizzazioni ,oltre a quelle sanitarie per gli  effetti degli impianti ( ambientali per peggioramento qualità del sito, economici  ad es per effetti svalutativi su abitazioni e terreni e culture agricole circostanti,ecc). Anche qui si tratta di dettagliare quanto è trascurato nelle VIA e anticipare quello che verrà codificato a livello nazionale

–        vanno imposte   le BAT nei nuovi impianti e nel rinnovo delle autorizzazioni in scadenza qualsiasi sia la dimensione delle aziende, ovviamente in base a un criterio di scala

–        vanno tappati i buchi , i vuoti normativi che impediscono il riciclo e il riuso. Fintantochè non vi siano norme nazionali non si può star fermi, la sinergia di università locali e Arpav possono produrre norme tecniche attuative dei DM citati da Caldiroli (decreti ministeriali 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161 ) dato che spesso mancano anche le norme tecniche UNI .L’arpav ha prodotto quello per la carta da macero, ed è nel cassetto, la troverete negli allegati nel DVD del convegno.L’elaborato definisce linee di indirizzo per l’attività di controllo dell’intera filiera di gestione del macero,per garantire la corretta gestione di tutte le attività di recupero e assicurare uniformità di comportamento da parte degli organi di controllo nel territorio del veneto ( quindi procedure gestionali, requisiti analitici per l’invio del macero alla cartiera, piani di monitoraggio e campionamento, criteri di tracciabilità dei lotti).L ‘EmiliaR ha prodotto quello per il settore demolizioni edili ( demolizioni selettive) e va fatto proprio dal Veneto. Ma ce ne sono molti di settori critici su cui possono poi intervenire organi  di controllo in forme repressive per la non chiarezza delle normative o la loro carenza, per cui gli industriali non osano avventurarsi in terreni che aprono contenziosi a ogni passo ad es il riciclo dei tubi catodici in ceramica, il riciclo del legno per pannelli truciolari, la produzione di plastiche promiscue, e così via

–        va incentivata la riduzione di produzione rifiuti a monte nei cicli produttivi di settore, intervenendo con incentivi fiscali o contributi regionali ai distretti produttivi di piccole e medie industrie che arrivino a riduzioni annue dimostrabili  dei rifiuti, anche qui col supporto di arpav e università che tecnologicamente  diano una mano alle categorie produttive e ai distretti, magari utilizzando i fondi dimenticati della vecchia legge Bassanini per le aree APSEA (aree produttive socialmente e ecologicamente attrezzate) ,che favoriva la sinergia tra le aziende. Ricordo che nel PRRS adottato dalla giunta veneta nel 2000 ma mai approvato in consiglio, c’era stato un tentativo di imporre soluzioni uniformi nei settori più produttori di rifiuti ( concia, galvaniche, lavor marmo, fonderie e centrali termoelettriche) tuttora attuali e vere BAT venete

–         Creazione di un centro studi dei materiali “residui non riciclabili” in collaborazione con Università e Aziende affinché nei processi produttivi venga sostituito materiale non riciclabile e compostabile con materiale esclusivamente riutilizzabile, riciclabile, compostabile.

–        va imposto nelle aziende il waste maneger, come c’è il responsabile della sicurezza o dei temi ambientali o l’energy manager, serve un referente interno che sia responsabile del settore per migliorare le prestazioni aziendali per una riduzione dei rifiuti per unità di prodotto che esce dall’azienda, per un controllo costante su quantità e qualità dei rifiuti prodotti e ottimizzazione della loro destinazione. Per arrivare alla fine anche ad  un risparmio economico aziendale  che in tempo di crisi è l’obiettivo più cercato da tutti

–        Per quanto riguarda i materiali residuali che comunque andranno in discarica bisogna applicare la filosofia che le discariche devono poter diventare miniere del futuro, percio’ va imposto dal piano che vengano gestite tenendo ben separati i prodotti in settori ben identificabili, in modo da poter recuperare questi “depositi” una volta che nel futuro si avranno tecniche che ne permettano il riutilizzo.

–        Va copiato quanto di positivo c’è già negli altri pochi piani regionali ad es .  Dalla EmiliaR che ha dato priorità al tracciabilità dei rifiuti .La tracciabilità può  contribuire attivamente alla programmazione di un sistema sostenibile di gestione dei rifiuti, suscettibile di innovazioni tese a migliorarne l’efficienza Il Sistri va in quest’ottica

–        dal Piemonte che ha puntato a favorire con contributi ad hoc RICERCA e sviluppo di :

* tecnologie di produzione che diano luogo a ridotte quantità di rifiuti e comunque di agevole trattamento, soprattutto in termini di possibilità di recupero di materiali

*  di progettazione, di tecnologie e di materiali che consentano il prolungamento del periodo d’uso dei prodotti e che facilitino, al termine del periodo d’uso, il recupero di materiali

*  incentivazione delle forme di commercio dei materiali quotati nelle borse e nei listini mercuriali e comunque di sottoprodotti di lavorazione che possono trovare un conveniente riutilizzo

* cambiamento “a valle” delle abitudini dei consumatori con la proposta di un consumo consapevole, più sostenibile anche a livello di produzione del bene e di successiva gestione del rifiuto (scelta di prodotti eco-compatibili)

Detti così sembrano slogan ma se ci sono fondi che sostengono questi settori di ricerca e sviluppo poi si riconvertono in risultati ambientali ed economici a favore delle aziende e dell’ambiente.

– Nell’ambito del futuro piano regionale va poi previsto il potenziamento dell’osservatorio regionale rifiuti e va riconvertito a catalizzatore di ricerche per i vari settori produttivi, a raccoglitore di esperienze pilota di comparto a divulgatore e formatore per le varie organizzazioni di categoria, a collegamento internazionale per drenare nuove soluzioni di recupero/riciclo  di rifiuti speciali per applicarle nel Veneto.

L’osservatorio deve essere gestore di fondi regionali per la ricerca su questa tematiche, seguendo i flussi degli investimenti, i risultati raggiunti, la divulgazione delle applicazioni individuate.

–  Un altro strumento sottoutilizzato e di cui vanno sviluppate le potenzialità   sono le borse rifiuti per rimettere in ciclo come materie prime secondarie ciò che per alcuni è scarto e rifiuto, valorizzando tutto quello che è riciclabile. Ci sono ancora ampi margini per organizzare in modo sistematico circuiti virtuosi di riuso.

Concludendo, la crisi attuale è un’opportunità per cambiare cicli dei comparti e dei distretti , le lavorazioni e i  materiali e quindi diminuire i rifiuti, la legge regionale deve dare un aiuto a questa opportunità con supporti tecnico conoscitivi e contributivi

Per finire l’ elaborazione del PRRS va fatta con reale e ampia consultazione anche con associazioni consumatori e ambientaliste e non solo confindustria e sindacati e va previsto il loro inserimento in organi di controllo della attuazione del PRRS. Oggi mi sembra che partire da qui sia un buon inizio, si attiva  la capacità di ascolto di regione e province.Speriamo nella loro ricettività per i nostri suggerimenti

Buon viaggio dunque  a questo piano che parte.

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